Aquila o leone? Grifone!

Ecco il nuovo post della serie Racconti d’Arte dedicata ai bambini. Se vuoi essere sicuro di leggerlo nella maniera più corretta, trovi qui alcune semplici istruzioni.

Quando un leone assomiglia a un’aquila o un’aquila ricorda un po’ un leone è probabile che ci troviamo di fronte ad un grifone. Te ne presento uno.

Questa è la storia di un leone, piuttosto strano per la verità, perché a ben guardarlo non ha criniera e neanche fauci feline, ma piuttosto uno strano becco simile a quello di un’aquila, come le ali — le ali! — che porta sul dorso.
Ma allora non è affatto un leone, piuttosto un grifone!
Un animale che non credo ti sia mai capitato di vedere allo zoo e neanche nei documentari alla TV o su Youtube e neppure in qualche foto, perché in realtà il grifone non esiste, è un animale fantastico, cioè inventato, e l’unico modo per vederlo è riprodotto come disegno, dipinto o scultura, proprio come facciamo noi adesso.

grifone

Il grifone della Cattedrale di Pisa, Foto di Sailko, CC BY-SA 3.0, file originale qui

Il grifone e la sua casa

Dove si trova oggi il grifone e dove si trovava un tempo. Seguiamo le sue tracce.

Ma forse tu già lo conosci, lo hai mai visto? Se frequenti Pisa e la sua piazza più famosa, cioè piazza dei Miracoli, potrebbe esserti capitato qualche volta di alzare lo sguardo e puntare gli occhi lassù, in alto, non vicino alla sommità della torre pendente, bensì sul culmine del tetto della cattedrale, cioè la chiesa: il grifone si trova proprio lì! Guarda.

grifone - veduta

Il grifone sul tetto della Cattedrale di Pisa, foto di Joanbanjo, CC BY-SA 3.0, file originale qui

In realtà quello che vedi sulla colonna sopra il tetto è una copia del vero grifone, cioè è un’altra statua che è stata rifatta uguale uguale — o quasi — a quella vera, che ora si trova dentro il Museo dell’Opera del Duomo di Pisa (purtroppo ancora chiuso per ristrutturazione). È un oggetto così prezioso che non si può tenere all’aperto, esposto al vento, alla pioggia e al sole, anche se lì è rimasto effettivamente per moltissimo tempo, forse 800 o 900 anni!

Sul tetto della loro chiesa più importante, appena costruita, ce lo hanno messo i Pisani di ritorno da un’impresa eroica perché tutti potessero ricordarla: una vittoria memorabile alle isole Baleari.
E cosa ci facevano i Pisani alle Baleari? Forse una vacanza in spiaggia in cerca di relax?

Pisa marinara

Quando i Pisani erano abili navigatori e audaci combattenti: dove ci portano le tracce del grifone.

Devi sapere che tanto tempo fa, quando Pisa era conosciuta da tutti i popoli del mar Mediterraneo per il suo grande porto sul mare e le sue potenti flotte, i Pisani usavano spesso le loro navi per difendere il loro territorio e tutte le coste del mar Tirreno (cioè lo specchio di mar Mediterraneo più vicino a loro), dagli attacchi dei nemici: i temibili Saraceni.
A un certo punto i Pisani divennero così furbi e intraprendenti che, anziché aspettare gli attacchi dei nemici e difendersi, iniziarono a pensare: ma perché non andiamo noi direttamente da loro e gli diamo una strigliatina

Lo sai, le guerre e le battaglie non sono mai belle, quindi non so dirti se questa fu un’idea davvero furba, fatto sta che per dimostrare di essere il popolo più potente del Mediterraneo, i Pisani e diversi altri alleati cominciarono ad attaccare i Saraceni nel nord Africa e nelle isole tirreniche, tra cui, indovina un po’? anche le Baleari.

Fu proprio di ritorno dalla vittoria sui Saraceni che i Pisani portarono (probabilmente) con sé il monumentale grifone di bronzo, realizzato dunque non a Pisa ma dal popolo arabo. Se lo guardiamo da vicino scopriremo molti dettagli che parlano proprio una lingua diversa dalla nostra. Diversa e davvero affascinante.

grifone particolare

Particolare del grifone, Foto di Sailko, CC BY-SA 3.0, file originale qui

Calligrafiche incisioni

Ecco come è stata realizzata la statua e la decorazione di tutta la superficie.

Se guardiamo la pancia e i fianchi del grifone scopriamo una scritta che io non so leggere perché è in caratteri cufici, cioè arabi, ma chi conosce l’arabo così la traduce: “benedizione perfetta e benessere completo, gioia perfetta e pace perpetua, salute perfetta e felicità per il suo possessore”. Che bell’augurio, non ti sembra?
Su tutto il dorso invece la decorazione è a pallini, non come quelli della Pimpa, distanti l’uno dall’altro, ma molto vicini, mentre sul petto è a semicerchi, a imitazione di piume d’aquila, e sulle zampe — guarda che sorpresa — ci sono grandi cornici a goccia che inquadrano un animale: un leone sulle zampe anteriori e un’aquila sulle posteriori, proprio gli animali che combinati insieme danno vita al grifone.

Tutte queste decorazioni sono incise sul bronzo: la grande statua è stata realizzata da maestranze islamiche fondendo il metallo in appositi stampi e, una volta completata, tutte le parti che abbiamo osservato sono state incise, proprio come se si trattasse di un disegno, ma al posto di una matita è stata usata una punta metallica che lasciasse il segno in profondità.

Zampa anteriore del grifone, Foto di Sailko, CC BY-SA 3.0, file originale qui

grifone zampa posteriore

Zampa posteriore del grifone, Foto di Sailko, CC BY-SA 3.0, file originale qui

Impressionanti suoni

A cosa serviva il grifone prima di arrivare a Pisa: un’ipotesi affascinante.

Dunque i Saraceni si sono presi la briga di realizzare questa complessa opera in bronzo, che se vista da vicino dà senz’altro il meglio di sé, ma i Pisani l’hanno rubata come bottino di guerra per metterla proprio nel posto più lontano che potessero immaginare. Non ti sembra una vera beffa?
E allora i Saraceni come la usavano? A cosa serviva il grifone? In realtà non lo sappiamo con certezza, ma è molto probabile che non fosse un elemento di una fontana come immaginato tempo fa (prova a pensare all’acqua che esce dal becco dell’animale: il getto non sarebbe preciso e netto, ma si disperderebbe), bensì un gioco acustico! E cioè?!

Al suo interno il grifone è oggi completamente vuoto, ma un tempo pare contenesse un meccanismo che al passaggio dell’aria attraverso alcuni fori faceva produrre all’animale suoni suggestivi simili a ruggiti. A scriverlo mi sembra incredibile! 
Prova a immaginarti il grifone insieme ad altri animali accanto al trono di un grande re che al passaggio del vento ruggisce: chissà che impressione suscitava in chi lo sentiva!
Così come dovevano impressionarsi moltissimo tutti i Pisani e chi passava dalla piazza del duomo ogni volta che sentiva suoni misteriosi provenire dal tetto della cattedrale.

La prossima volta che attraversi il verdissimo campo dei Miracoli a Pisa prova a fare un esperimento: solleva lo sguardo verso il grifone e poi chiudi gli occhi. Dimentica le voci dei turisti accanto a te e prova ad ascoltare. Sono sicura che arriverà netto e chiaro un ruggito sonoro alle tue orecchie! Ci proverai?

 

Per l’adulto che legge

Il grifone di piazza dei Miracoli è una scultura in bronzo davvero straordinaria, come avrai avuto modo di intuire.
Le ipotesi sulla sua datazione oggi si assestano intorno al XII secolo, anche se in precedenza è stato considerato molto più antico. Se hai voglia di leggere un articolo tecnico ma anche molto godibile e aggiornato, puoi trovarlo qui: il grifone viene affiancato a un leone molto somigliante, oggi in collezione privata.
Anche la voce di Wikipedia è attendibile e ben fatta.

Sul sito dell’Opera della Primaziale Pisana invece puoi vedere un interessante video sulla sostituzione del grifone sul tetto della Cattedrale, dove fino a pochi anni fa era collocata una copia in cemento.

A questo link infine puoi trovare una foto ad alta definizione che puoi osservare tramite zoom per scovare tutti i particolari del grifone. Buon divertimento!

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