Storia dell’arte a scuola: come e perche’

La storia dell’arte nelle scuole oggi. Breve panoramica con riflessione e proposta finale 

In questo post mi sbilancio e ti dico cosa penso della storia dell’arte a scuola. E ti propongo una soluzione in stile Piccola Gerbera

Tu hai studiato storia dell’arte a scuola? Intendo dire: avevi almeno un’ora di storia dell’arte alle superiori? E soprattutto: la facevate?
Ti faccio questa domanda perché spesso accadeva ai miei tempi che l’ora di storia dell’arte fosse una specie di ricreazione, tipo quella di religione, e se oggi in molte scuole l’insegnamento della storia dell’arte non esiste proprio più, di fatto anche in passato si correva il rischio di non studiarla granché.

E perché mai insegnarla? In un mio vecchio post ho già tentato di darti qualche spunto sul perché avvicinare i bambini all’arte e ti ho suggerito qualche idea pratica per farlo. Ora torno sull’argomento perché non è solo in famiglia che i bambini possono iniziare ad apprezzare l’arte, ma anche e soprattutto a scuola. 

Arte e storia dell’arte. Hai mai pensato alla differenza?

Forse dovrei più propriamente parlare di storia dell’arte e non semplicemente arte perché mi riferisco a quella prodotta nel tempo dall’uomo, dall’antichità ai giorni nostri, più che a quella che realizziamo noi stessi con le nostre mani.
Molto spesso i due aspetti si sovrappongono, come nel caso dell’insegnamento alle scuole medie, dove le ore di Arte e immagine (che una volta si chiamava Educazione artistica) sono dedicate da un lato all’apprendimento di tecniche e saperi pratici, dall’altro all’avvicinamento alle opere e ai protagonisti della storia dell’arte.
È giusto così: l’esercizio e l’esperienza portano a una maggiore consapevolezza; è fondamentale incoraggiare l’espressione artistica di bambini e ragazzi, sperimentando tecniche e materiali diversi, ma credo imprescindibile partire dalla conoscenza di quel che è stato prodotto in tanti secoli di storia.
Come fanno e comunicano in maniera brillante e coinvolgente alcuni insegnanti che da anni curano siti di approfondimento sul web, per esempio Arte a scuola e Didatticarte. Li conosci?

La potenza delle immagini: osservazione ed educazione al bello

Mantenere un giusto equilibrio tra la pratica e la teoria ─ così mi sembra di poter sintetizzare ─ credo proprio sia piuttosto difficile, soprattutto nelle poche ore dedicate a questo insegnamento. 
Ti faccio un esempio raccontandoti come è andata per me, ai tempi della scuola: al liceo non era previsto alcun risvolto pratico, almeno negli ultimi tre anni, e la mia eccentrica ma appassionata insegnante di storia dell’arte ha saputo trasmettere a me e ai miei compagni tutto il fascino di tanti secoli di storia dell’arte (con me è stata molto efficace: dalla storia dell’arte non mi sono allontanata più!); alle scuole medie ricordo invece molte ore passate ad arrotolare salsicciotti di ceramica e disegnare robe improbabili, poi saltuariamente e all’improvviso ecco l’angoscia delle verifiche su cose come Il Romanico o Il Rinascimento che non ricordo mi siano mai stati illustrati realmente.
Mi chiedo se talvolta rifugiarsi nelle attività manuali penalizzando l’esercizio di osservazione e racconto possa essere considerata una piccola scorciatoia (è una reale domanda, tutt’altro che retorica).

Ma in un momento di eccesso di immagini, di qualunque genere, che bombardano la nostra quotidianità e quella dei nostri bambini, non credi sia fondamentale una vera educazione all’immagine? Cioè:

insegnami ad osservare e a riconoscere la bellezza di quel che mi circonda, saprò coltivare il mio senso estetico e apprezzare, conoscere e salvaguardare il patrimonio che mi appartiene.

Educazione al patrimonio, non solo storia dell’arte

E così voglio lanciarti una provocazione: se alla scuola materna e alle elementari le ore dedicate alle famigerate Arte e immagine si traducono in un lavoro di ritaglio di uova preconfezionate rosa e azzurre o a una felice rielaborazione di una danza di Matisse o una composizione di Kandinsky, mi sai dire chi si deve occupare di educazione all’immagine? Chi insegnerà ai bambini ad osservare, chi li accompagnerà a riconoscere la bellezza nelle immagini che osservano e a conoscere il patrimonio che li circonda?

Sono tanti gli insegnanti che si prendono cura di fare tutto questo, lo so e ho il piacere di conoscerli ed apprezzarli. Tu ne hai fatto esperienza?

Ma mi è capitato di recente, dopo un intero anno in una scuola elementare e da quando hanno iniziato a circolare i miei Racconti d’Arte, di parlare con una mamma entusiasta e affascinata dalla scoperta di tanta bellezza nel proprio territorio che non conosceva: “non abbiamo la percezione di quello che ci circonda”. Mi ha detto.

Queste parole continuano a risuonarmi da allora e mi dico: forse oggi manca una reale educazione al patrimonio, resta affidata a chi si occupa dell’istruzione dei nostri figli, ma è lasciata alla sensibilità e alla conoscenza personali, senza un disegno programmatico.

E questo porta irrimediabilmente a quello a cui stiamo progressivamente assistendo: perdona il pensiero serio e severo, ma trovo necessario prendere posizione e denunciare in prima persona l’incuria, la trascuratezza, l’abbandono che vivono o rischiano molti nostri monumenti, piccoli musei, meraviglie che “tutto il mondo ci invidia” ma che noi spesso non siamo in grado di apprezzare semplicemente perché non li conosciamo.

La mia proposta per le scuole

Queste considerazioni mi hanno guidato nell’elaborazione di una proposta per le scuole, che ben si adatta anche ad altri tipi di realtà come associazioni, ludoteche e biblioteche nell’ambito di una programmazione di un certo respiro, che trovi nella sezione del mio sito dedicata ai Cicli di laboratori di storia dell’arte.
Cosa propongo dunque? La mia idea è portare l’arte nelle scuole, non certo sostituendomi agli insegnanti offrendo alternative alla loro programmazione, ma, per esempio, mostrando la facciata della pieve di Vicopisano a bambini che vivono lì o nei dintorni e accompagnandoli alla scoperta delle sue forme e delle sue particolarità che la accomunano ad altre chiese analoghe. I bambini si lasciano affascinare se si usano le parole adatte e si coinvolgono con racconti su misura.
Un modo accattivante e allettante è associare poi l’osservazione ─ ancora meglio se diretta, è possibile farlo! ─ a un’attività di tipo pratico ma non prettamente artistica, bensì di sperimentazione, scoperta ed espressione attraverso l’uso di materiali semplici e comuni come forbici e carta. Questo permette in genere di fissare l’esperienza e farne più facilmente tesoro.

Dove sperimentato fino ad oggi, questo tipo di formula mi ha dato così tante soddisfazioni che sono qui a proporla a quante più scuole o realtà diverse siano curiose di provarla, per dare nel mio piccolo un contributo all’educazione al patrimonio.

Conoscere è apprezzare, preservare, valorizzare. Ne abbiamo davvero bisogno!


La foto di copertina è l’interno del Camposanto Monumentale di Pisa ed è stata scattata da Bernd ThallerCC BY 2.0, trovi il file originale su Flickr.

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