Storie di pietra – con sorpresa

Ecco il nuovo post della serie Racconti d’Arte dedicata ai bambini. Se vuoi essere sicuro di leggerlo ai tuoi figli nel modo migliore, trovi qui alcune semplici istruzioni.

Un architrave, un uomo e una storia. Tra osservatori curiosi e miracoli da festeggiare.

architrave Biduino

Architrave di Biduino, Pieve dei Santi Ippolito e Cassiano, San Casciano – Cascina, Pisa. Foto di Sailko, CC BY 3.0, File originale qui

Questa è la storia di un uomo e dei suoi amici, che camminano ordinati lungo una strada dritta e piana, ricoperta di rami di ulivo. Ma prima di questa c’è un’altra storia e il protagonista è ancora Gesù – così si chiama quest’uomo (la storia di Gesù quando era bambino te l’ho raccontata attraverso la porta di Bonanno Pisano). E prima ancora? C’è un altro uomo, alto e robusto, che ci racconta dove ci troviamo e perché.

San Cassiano e la Resurrezione di Lazzaro

San Cassiano e la Resurrezione di Lazzaro. Foto di Sailko, CC BY 3.0, File originale qui

San Cassiano e i suoi allievi

L’omone alto e barbuto fa gli onori di casa e ci introduce la storia.

Cominciamo da sinistra: lo vedi l’uomo con la barba che indossa una lunga veste e un mantello avvolgente pieno di pieghe e pieghine? Lui è proprio il padrone di casa, San Cassiano, e a lui è dedicata la chiesa in cui si trova questa immagine, sopra la porta della Pieve dei Santi Ippolito e Cassiano a San Casciano di Cascina, vicinissimo a Pisa.
Di mestiere faceva l’insegnante – così ci raccontano alcune leggende – e qui lo troviamo accompagnato da due suoi allievi. Uno è accucciato e tiene in mano un libro aperto; forse è il suo quaderno e gli sta dicendo, afferrandogli la mano destra: “Maestro, è corretto quello che ho scritto?”. L’altro allievo invece è in piedi e mi sa che non è diligente come il primo: se guardi bene noterai che Cassiano lo sta tirando per i capelli! Secondo te lo sta punendo per qualche marachella?

Insomma è un po’ come se ci dicesse: “Salve, io sono Cassiano, prima di entrare nella mia casa ti voglio ricordare alcune cose importanti.” E così ci racconta una storia.

Spettatori curiosi

Qualcosa di veramente sorprendente sta accadendo davanti agli occhi di un piccolo pubblico.

Proprio dietro agli allievi di Cassiano, alcune persone sono intente ad osservare qualcosa dall’interno di un palazzo, piccolo ma così piccolo che a malapena ci stanno dentro. Al primo piano due ometti quasi si nascondono dietro a una torre e scrutano davanti a sé curiosi, mentre al piano terra un altro omuncolo si accarezza la barba a punta guardando nella stessa direzione. Cosa starà mai accadendo di tanto interessante?

C’è Gesù finalmente, in piedi e con una croce in mano, che saluta le due donne accucciate ai suoi piedi. Sono completamente avvolte in lunghi mantelli che formano un sacco di pieghe, come tutti i vestiti che abbiamo visto finora e che vedremo tra poco. Le due donne si chiamano Marta e Maria e stanno implorando Gesù di aiutarle perché è successa una cosa terribile! O meglio, stanno rimproverando Gesù perché non era con loro quando la cosa terribile è successa e se ci fosse stato, lui avrebbe potuto evitarla.

L’antefatto

Il fattaccio si sarebbe potuto evitare? Forse sì, ma …

Lazzaro, il fratello di Marta e Maria, è molto malato. Le due sorelle preoccupate mandano un messaggio a Gesù per chiedergli di correre subito in loro aiuto. Il messaggio non glielo mandano sul telefono, ma chiedono a un loro amico: “Per favore, corri da Gesù a dirgli questa cosa?”. E lui corre. Ma capirai bene che senza scooter, senza macchina e senza neanche un mulo, a piedi ci mette un po’ di tempo a percorrere tutta quella strada (non erano per niente vicini). Aggiungi il fatto che Gesù quando riceve il messaggio tergiversa un po’, cioè perde un po’ di tempo, diciamolo, insomma passano due giorni prima che arrivi da Lazzaro e accidenti! Il fattaccio è già successo, Lazzaro è morto.

Forse stai immaginando che Gesù debba essere un dottore se le due sorelle lo mandano a chiamare per guarire il malato, dico bene? In realtà secondo questa storia Gesù è figlio nientepopodimeno che di Dio. E allora mi sa che ha fatto apposta ad aspettare due giorni e far morire Lazzaro, perché voleva dimostrare a tutti che lui, grazie al suo papà, poteva fare molto di più di una semplice guarigione. Ci scommetti?

Il lieto fine

Una grande sorpresa attende Marta e Maria. E noi tutti.

Indovina un po’ dov’è Lazzaro nella nostra immagine? La striscia bianca con tutte queste figure che stiamo osservando è una pietra preziosa che si chiama marmo bianco. Si trova proprio sopra la porta principale della chiesa ed è una specie di trave, infatti la chiamiamo architrave. È stata scolpita da un maestro di nome Biduino, così orgoglioso del suo bel lavoro che ha scritto il suo nome in un punto strategico: sopra la tomba di Lazzaro! La tomba è un sarcofago, una specie di vasca rettangolare su cui è scritto in latino: “Quest’opera che osservi l’ha sapientemente realizzata Biduino”.

Però lo vedi anche tu che, nonostante sia sopra la tomba, Lazzaro sembra tutt’altro che morto. È una specie di mummia ritta in piedi sopra il sarcofago e tiene gli occhi sbarrati mentre un angelo e un altro uomo tolgono le bende che avvolgono il suo corpo. Forse Lazzaro è ancora più stupito di tutti e si sta chiedendo: “Ma come, io ero morto e ora sono qui che vi guardo?!”. 
Anche l’uomo alle spalle dell’angelo indica con la mano destra questa scena: che non sfugga a nessuno questo fatto prodigioso!

Ebbene, Gesù è arrivato in ritardo proprio per far tornare in vita Lazzaro. Lo resuscita insomma. Non ti sembra incredibile?! Torna in vita come vivo e vitale è il fiore sotto il suo sarcofago: a me sembra tanto una piccola gerbera :-)

L’entrata di Gesù a Gerusalemme. Foto di Sailko, CC BY 3.0, File originale qui

Una passeggiata tra amici

Il corteo di uomini in mantello e l’asino che porta Gesù: il resto della storia.

Avrai notato che subito dopo il sarcofago di Lazzaro c’è un uomo giovane e senza barba. Cammina insieme a tutti gli altri verso destra, ma è talmente incuriosito dal miracolo, che si gira indietro a dare una sbirciatina. Biduino è stato molto furbo a farlo girare con la testa, perché così ci aiuta a tenere insieme le due parti della storia. Il giovane tiene una foglia di palma in mano come tutti gli altri: sono gli amici di Gesù, alcuni un po’ malconci perché questo architrave si trova all’esterno della pieve da più di 800 anni
Guardali bene, a me piacciono moltissimo, sembrano tanti soldatini in fila, tutti apparentemente uguali, con i sandali infradito, il vestito e il mantello con le solite pieghe e pieghette, la foglia di palma in mano. Però guarda i visi, sono tutti diversi (uno è rimasto senza testa poveretto! guardiamo gli altri), con la bocca chiusa, aperta o semiaperta, la barba più o meno lunga, lo sguardo fisso o assorto, insomma c’è un po’ di tutto. Uno di loro ha addirittura un mantello a fiorellini! E l’ultimo sulla destra ha un mazzo di chiavi in mano: lui è San Pietro, il custode del Paradiso secondo la tradizione. 

La schiera di soldatini è interrotta solamente da un albero sottile e sinuoso e da Gesù, presente per la seconda volta. In questo caso è seduto sulla groppa di un asino, dove i suoi amici discepoli hanno steso un mantello per farlo stare più comodo.

Ma dove vanno?

Particolare dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme. Foto di Sailko, CC BY 3.0, File originale qui

Un ingresso trionfale

Ecco perché le foglie di palma e i rami di ulivo: Gesù arriva a Gerusalemme.

Gesù e i suoi amici stanno andando a Gerusalemme, una città molto importante. Si è sparsa la voce del miracolo della resurrezione di Lazzaro e tutti sono incuriositi e felici di festeggiare l’evento. Addirittura alcuni bambini salgono su un ulivo per tagliarne i rami con il falcetto che stringono in mano e stenderli lungo tutto il percorso del corteo. È proprio per questo che a terra troviamo un tappeto di foglie d’ulivo.
Altri bambini invece salgono sull’albero per vedere meglio, curiosi come gli uomini barbuti che sbirciano dal palazzo all’estrema destra: osservano da lontano proprio come facevano gli altri sulla sinistra dell’architrave.
E così si chiude infatti la nostra storia.

Se frequenti la chiesa conoscerai la tradizione di sventolare rami d’ulivo e palme intrecciate la domenica prima di Pasqua, che chiamiamo proprio domenica delle palme. Ora sai perché.

Se hai occasione di andare a vedere dal vivo questa storia, non scordarti di osservare con attenzione anche i due architravi delle porte laterali, ti aspettano tanti animali da riconoscere insieme a chi ti accompagna!


Per l’adulto che legge

La pieve dei Santi Ippolito e Cassiano si trova facilmente percorrendo la via Tosco Romagnola da Pisa verso Cascina e avvicinandosi all’argine del fiume Arno. 
L’edificio è in stile tipicamente romanico e l’architrave che abbiamo osservato insieme riporta la data 1180. Se guardi bene la facciata noterai che le sue forme sono però un po’ tozze perché probabilmente non è stata completata fino all’altezza inizialmente progettata.
Se abiti in zona ti consiglio di fare una bella gita, approfittando per passeggiare lungo l’argine. Troverai molto affascinanti anche l’architrave di sinistra, con una serie di animali curiosi che si susseguono, e quello di destra, con due grifoni che assediano un grande orso. Ma non scordare di osservare i leoni che si affacciano ai lati della facciata e il leone e il bue sopra l’architrave centrale: se siete appassionati di animali avrete il vostro da fare!
Esiste anche un testo abbastanza semplice e breve che tenta di dare una spiegazione a tutte queste immagini che ho citato, si chiama Il Cervo e il dragone di Gavina Cherchi Chiarini (Edizioni ETS, 1995).

In rete non trovi molto altro sulla pieve, ma troverai un po’ di notizie sull’autore degli architravi, Biduino, che probabilmente è anche l’architetto di tutto l’edificio. Qui il link alla voce dell’Enciclopedia Treccani.
Biduino è uno scultore davvero interessante che, guarda il caso, ha frequentato le mie stesse città: Pisa, Lucca e addirittura Massa! Dove un tempo si poteva ammirare uno spettacolare portale in marmo bianco presso la chiesetta di San Leonardo al Frigido, ora a New York. 
Che te ne pare? Lo conoscevi già?

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